Manolo Zocco

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101 modi per sposare Miriam Leone: s01e03 – I pelati maledetti

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Riassunto delle puntate precedenti: ha detto di no.

Capita a tutti di avere a che fare con distributore di bevande e schifezze e caffè che non funziona. Quindi perché non potrebbe capitare anche a Miriam Leone?

Facciamo che è estate. È estate e fa un caldo subsahariano. È estate ed è l’estate più calda degli ultimi 600 anni. È così caldo che quando apri il rubinetto dell’acqua fredda in bagno, viene fuori un getto di vapore così potente che ti sgrassa la fuga delle piastrelle in cucina, insomma: è estate e fa caldo.

Miriam è lì, ad uno dei distributori di bevande fresche dell’ufficio per cui lavori: è venuta per accordarsi su i diritti di immagine per il nuovo spot dei tuoi datori che la vede protagonista, e le trattative vanno per le lunghe. Miriam è al distributore, dicevamo, dove infila qualche moneta, spinge finemente i tasti per selezionare il prodotto e… nulla. In effetti non accade proprio nulla: non viene giù nessun prodotto, i soldi sono belli che andati, e noti montare sul suo bellissimo viso un moto di delusione come non se ne vedevano da Italia ’90, in cui Miriam aveva 5 anni e si disperava per l’eliminazione degli azzurri dai mondiali casalinghi. È il tuo momento.

Sai bene che quel distributore è il più figlio di ‘ndrocchia di tutto l’ufficio, e che fa un po’ come cazzo gli pare; ma tu sei il più Arthur Fonzarelli dell’organico, e se c’è qualcuno che dei distributori può fare un po’ come cazzo che gli pare, beh, quello sei proprio tu. Quindi nonostante tu sappia esattamente dove colpire per far venire giù tutta la catena di montaggio Nestlé, ti avvicini fingendo un approccio più scientifico e sofisticato.

«Il tempo medio che una persona impiega per rendersi conto di essere stato fregato da un distributore è identico a quello che impiega a decidere se rispondere di Sì allo sconosciuto che in un calda e tarda mattinata estiva gli propone di andare a bere un Carribean ghiacciato nel bar sotto l’ufficio con lui.»

«Infatti. A rispondere di No ci si impiega molto meno.»

«Ouch.»

«Troppo sicuro, caro mio. Ma complimenti per il coraggio.»

«Coraggio? Credi che per parlare con te ci sia bisogno di raccogliere il coraggio, prima?»

«Sì.»

«Infatti. Sottolineiamolo, grazie.»

A questo punto sfoderi l’Arthur Fonzarelli che è in te: un pugno secco e non troppo violento, poco sopra la tastiera del distributore, farà cadere giù la bottiglietta d’acqua naturale che con nonchalance consegni alla bella Miriam.

«Per la restituzione del resto ci sto lavorando.»

«Pazienza. Che cavolo è un Carribean?»

Occhio…! Se non ti sei reso conto di quello che è appena successo, allora chiudi qualsiasi cosa tu abbia in mano e torna a sferruzzare in giro; ti ha appena fatto una domanda dalla cui risposta dipende non solo il tuo futuro matrimoniale, ma anche quello della razza umana. Così, per non metterti troppa ansia.

Procedi in questo modo:

«Contestualizziamo. Quanti gradi ci saranno fuori?»

«Dodici milioni, dodici milioni e mezzo.»

«Facciamo quarantatré.»

«Ok, beh?»

«Qui dentro ti stai rompendo come non accadeva da quando ti hanno fatto guardare “Ladri di biciclette” in quinta elementare.»

«In quarta.»

«Assassini. Il mio capo è di là con la tua agente.»

«C’ho l’ansia.»

«La ricetta del Carribean dice: “Mettete nel frullatore il Mango fresco, Banana, Succo d’arancia ghiacciato, uno spruzzo di Lime e frullate per amalgamare. Riempite di ghiaccio due Tumbler grandi e versatevi il Cocktail”

Offro io.»

«Anche nella ricetta dice che offri tu?»

«Questa è una mia variante.»

«Se fa schifo ne portiamo su uno annacquato al tuo capo.»

«La bottiglietta te l’ho data a posta.»

Vi catapultate fuori dall’ufficio e fate le scale di corsa come due ragazzini, anche perché l’ascensore non ha intenzione di arrivare. Correte e ridete a crepapelle per la tua imitazione del direttore pelato della sezione marketing «Quando sudo vedo il futuro allo specchio: grazie a Miriam questa campagna funzionerà!!!» fai con il dito indice puntato in alto e i polpastrelli dell’altra mano sulla testa.

Attraversate la strada al volo tra clacson e insulti, e per essere sicuro di non staccarla troppo le afferri una mano.

Arrivati davanti alla porta d’ingresso del bar ti fai serio, lei si fa seria, un cane che faceva pipì lì vicino si fa serio, il suo padrone si fa serio «Cane di merda, piscia e fatti i cazzi tuoi!»

Sì, lo so, lo so: sei al terzo episodio e già hai un appuntamento con Miriam Leone che ti guarda seria che la guardi serio che vi guarda il cane che il padrone al mercato comprò, all’ingresso di un bar.

Credevi non sarebbe mai stato possibile, eh?

È il momento, puoi andare.

«Miriam, vuoi sposarmi?»

Ebbene sì, hai appena chiesto a Miriam Leone di sposarti. E lei, che ha capito l’uomo che sei, dirà sicuramente che ti devi svegliare, razza di idiota! Ti sei addormentato sulla scrivania e lei è andata via dall’ufficio sottobraccio del pelato a trattative terminate!

SVEGLIA! La voce che senti è di quel pelato maledetto del tuo capo che minaccia di licenziarti!

È ovvio che non ha funzionato, leggi il prossimo episodio!

E che palle! Ma io dico dove l’avete trovato questo? Ma è possibile dico io… ma non ce n’era un altro?… ma chi l’ha scritta sta roba qua?

101 modi per sposare Miriam Leone: s01e02 – Il sommelier

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Riassunto delle puntate precedenti: ti ha detto di no.

 

Va bene, sei partito male. Ma d’altronde non potevi certo sperare che fosse così facile, o sbaglio?

Allora, mettiamo che incontri Miriam al supermercato, no? (se non dovesse andare bene non ti preoccupare, affronteremo altri scenari da supermercato in seguito.) mettiamo che si trovi lì, al reparto ortofrutta a scegliere la verdura. Tu che fai? Mica puoi chiederle di sposarti lì, davanti ai peperoni. No che non puoi, e che cavolo mio amico che vuole sposare Miriam Leone, non puoi, devi aspettare un attimo, stiamo calmi. Allora, come minimo, ma dico, minimo, devi prima passare dal reparto Olî e Vini e presentarti lì con una bottiglia di Valpolicella d’ottima annata e dirle:

«Ascolta Miriam Leone…» così già lei capisce che sai chi è «Ascolta Miriam, Miriam Leone, secondo me, per le verdure che hai nel carrello, questo vino potrebbe essere davvero quello adatto.»

E lei, che di sicuro lei di vini ne capisce, accorgendosi della tua cultura vinicola avendo azzeccato il vino, ti farà: «Io non bevo il bianco.» e tu le farai «Eh, ho capito Miriam Leone, ma il Valpolicella rosso costa minimo 40 euro, e io ho letto ‘sti consigli aggratis su un sito di un tizio che diceva che… Allora, vuoi sposarmi?»

Se non funziona, leggi il prossimo episodio.

Mettiamo le cose in chiaro:

M
mettiamo le cose in chiaro:
non è che non stiamo insieme
non è che mi hai lasciato
non è che stai con un altro
non è che ci sto male
non è che spero muoia
non è che non è vero
non è che ci pensi spesso
ma tu
ti sei mai chiesta tu
che cazzo di mondo è quello in cui non ci siamo?

quante guerre dovranno scoppiare
prima che torni da me?
quante genti, tra sessant’anni
dovranno ancora dire “quando c’eran loro due”?

che quando c’eravamo noi due
mia faccetta rosa
i treni facevan ritardo
per i baci
lunghi
che ci davamo.

Da coprire coi denti

D
Le spalline lavorate
delle tue magliette estive
quelle
sono una cosa stupenda.

Non le corse i gavettoni i gelati e i bagni in mare
né le rive le sponde le feste né i fari
le spiagge di notte
le camere spoglie
i finestrini abbassati
anche se fuori piove
le barche lontane
i vorrei che tornasse
i scendi ad agosto?
l’odore del sale.

Se la giocano bene, questo è sicuro
ma le tue spalle scoperte
da coprire coi denti
quelle
sono una cosa stupenda.

Tu pensami e dimmi se è vero davvero

T
Ma il tuo post-it sul tuo frigo
lo sa che tu mi pensi?
e i tuoi capelli
i tuoi occhiali da sole
le tue camicie che ti compri
e che ti metti su i tuoi jeans
loro lo sanno che tu mi pensi?

Potresti chiederglielo e basta
alle tue scarpe rosse
alle tue lentiggini chiare
ai tuoi denti canini
alle tue mani bagnate
alle tue lenzuola che dormono
e che stai per lavare
a tutto ciò che ti sfiora
nelle tue giornate
nelle tue nottate
loro lo sanno che tu vivi e mi pensi?

questa mattina c'è un sole tremendo
tu prendi la macchina e poi pensami al mare
che hai i piedi veloci e le gambe lontane
tu pensami e dimmi se è vero davvero
che sotto le onde si può respirare.

Limoniamo? Risp sul mio

L
Ora,
sicuramente io non sono un treno
e se lo fossi
sarei da perdere al volo

E forse tu non sei una stazione
e se lo fossi
saresti sul mare.

Ma se ti vedessi sul mio stesso binario
oltre la solita linea gialla
tirerei così forte quel freno
da fermare sia il treno
sia il mare.
Tirerei così forte quel freno
che il mare
che era in piedi a fumare
non riesce a fermarsi ed inonda Rimini, Cesena, Livorno.

Te l'hanno mai scritta una poesia d'amore
con dentro il mare?

Se si,
te l'hanno mai scritta una poesia d'amore
con dentro il mare che inonda Livorno?

Se si,
te l'hanno mai scritta una poesia d'amore
con dentro il mare che inonda Livorno
e noi due che limoniamo?

Se no, limoniamo?

Un morto da sorriso perfetto

U
Io mi vestivo davvero di merda.
Tu sceglievi sempre la maglietta perfetta.
Io avevo sempre una faccia di merda.
Tu avevi sempre
un sorriso
perfetto.

Di quelli che guardi
e poi cerchi uno spigolo
per sbatterci mignolo testa ginocchio
finché tu
perché invece lo spigolo regge
cadi come deficiente morto cade.

Di quelli che il medico al pronto soccorso
non può far altro
che firmare il referto

“sto cretino è un morto da sorriso perfetto"

Ragazza che non posso dire chi sei altrimenti poi i miei amici mi rompono le palle.

R
Ragazza che non posso dire chi sei altrimenti poi i miei amici mi rompono le palle,
la fortuna di innamorarmi ogni ventisei secondi netti è per me una sfiga assurda.
Perché può capitarmi veramente ovunque:
aprendo una porta, mangiando un panino, leggendo il giornale, rubando matite all'Ikea, salendo sull'autobus, correndo dietro all'autobus, attraversando le strisce e bloccandomi sulle strisce.
Che un giorno di questi il fidanzato della mia ventiseisecondiesima fidanzata scende dalla macchina e mi da una saccagnata di botte tale che se ha lo stereo alzato le prendo a tempo.

Dicevo, ragazza che non posso dire chi sei altrimenti poi i miei amici mi rompono le palle, la fortuna di innamorarmi ogni 26 secondi netti è per me una sfiga assurda.
Ma tu ti immagini dovessi trovare una ragazza che si innamora di me?
Dopo aver letto questo, come potrebbe credere al fatto che ogni 26 secondi netti io mi innamorerei
sempre
di lei?

“Guarda che ti ho visto che ti innamoravi sai?!”
“Chi io? si vabè ma era sempre di te, te lo giuro! E poi chi vuoi che ci sia qui? siamo io te e la gatta… ma lei l’ho friendzonata lo sai! Ne abbiamo già parlato!”

Dicevo,
ragazza che non posso dire chi sei altrim… le palle,
il tuo caffè non costa davvero un cazzo
è un danno erariale
perché da quando ci sei tu qui
la fila alla cassa è una coda all'inps
il bancone del bar una coda dal medico
di gente che a forza di caffè
si bucherà lo stomaco con unlcere perforanti.
Le spesa sanitaria salirà un casino
e noi poveri stronzi dovremo pagare più tasse per colpa del caffè
fatto da te
che non costa un cazzo
e poi è fatto da te.

Allora facciamo così,
ragazza che non posso dire… palle,
alziamoli sti prezzi
di cento volte.
Non mi vedresti in fila
ma non sarebbero più dieci volte
che ogni ventisei secondi netti
mi innamoro
sempre
di te.

Mangi proprio bene

M
mangi proprio bene
e sei proprio bella quando mangi
e secondo me saremmo belli
visti a pranzo qualche volta
qualche volta, tipo sempre

tu siedi con la schiena dritta
da farci il salto con gli sci
io tengo le posate in ordine
e uso spesso il tovagliolo
tu masticando baci
e quando bevi guardi dritto

e poi fingi di non vedere
che ti guardo, ma mi vedi
mentre il tuo mento mette a segno
colpi dolci e devastanti

non mi rimane altro da fare
che invidiare il tuo tovagliolo
fare a gara di tovaglioli
sfidando tutti a pugni di carta
ma io per te sarei di stoffa
e se baci come mangi
allora

baci proprio bene
e sei proprio bella quando baci
e secondo me saremmo belli
visti a bacio qualche volta
qualche volta, tipo sempre.
Manolo Zocco Quando scrivo / vado spesso / a capo.

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